Questo è il mio pensiero costante:
come posso far sì che tutti gli esseri viventi
accedano alla via suprema
e acquisiscano rapidamente la Buddità?
Sutra del Loto-Capitolo XVI-Durata della vita




martedì 13 dicembre 2011

La zattera del Dharma

 "Monaci, io vi insegnerò il Dhamma, come paragonato ad una zattera, al solo scopo di poter fare l’attraversamento, non allo scopo di dovervici attaccare. Ascoltate e prestate la massima attenzione. Ora ve ne parlerò".
"Come vuoi tu, o Signore", risposero i monaci al Beato.
Il Beato allora disse: "Supponiamo che un uomo stia percorrendo un sentiero. Egli arriva in un punto in cui vede una grande distesa di acqua, con la sponda vicina dubbia e rischiosa, e l’altra sponda sicura ed esente da rischi, ma non c’è né un battello, né un ponte, che da questa parte porti all’ altra parte. A lui verrebbe il pensiero, 'Qui c’è una grande distesa d’acqua, con la vicina riva dubbia e rischiosa, e l’altra riva sicura ed esente da rischi, ma non c’è né un battello, né un ponte, che porti da questa sponda all’altra. E se io raccogliessi un po’ di sterpi, ramoscelli, rami e foglie e, dopo averli legati insieme, ne facessi una zattera, così da passare in sicurezza sull’altra sponda, facendo muovere la zattera con uno sforzo delle mie mani e piedi?' Allora l'uomo, dopo aver raccolto sterpi, ramoscelli, rami, foglie e, dopo averli legati insieme, ne fece una zattera per attraversare in sicurezza e andare all’altra sponda, facendo uno sforzo con le sue mani ed i piedi. Dopo aver attraversato e andato oltre sull’altra sponda, egli potrebbe pensare, 'Come è stata utile per me questa zattera! E’ stato grazie a questa zattera che, facendo uno sforzo con le mie mani e piedi, io ho potuto attraversare in sicurezza l’acqua per andare all’altra riva. Perché allora, dopo averla issata sulla mia testa o sulla mia schiena, non me la porto dove mi pare?' Cosa ne pensate, monaci: nel fare ciò, farebbe bene l'uomo a fare ciò che ritiene di fare con la zattera?"
"No, Signore."
"E che cosa dovrebbe fare l'uomo, per fare ciò che giustamente si dovrebbe fare con la zattera? Vi è il caso in cui l'uomo, dopo aver attraversato, potrebbe pensare, 'Come è stata utile questa zattera per me! Perché è grazie a questa zattera che, facendo uno sforzo con le mie mani e piedi, ho potuto attraversare in tutta sicurezza per andare all’altra riva. Perché allora io, dopo averla attraccata sulla riva o legata su un palo nell’acqua, non me ne vado tranquillo dove mi pare?' Questo, o monaci, sarebbe il giusto modo di fare ciò che dovrebbe essere fatto con la zattera. Allo stesso modo, o monaci, io ho insegnato il Dhamma, paragonato ad una zattera, al fine di poter attraversare, non allo scopo di farvici attaccare. Comprendendo il Dhamma come insegnato, paragonato ad una zattera, voi dovreste lasciar andare perfino tutti i Dhamma, per non parlare dei non-Dhamma".
In contrasto con quanto detto sopra, un giorno il Buddha incontrò un asceta che sedeva sulla riva di un fiume. Questo asceta aveva praticato austerità per 25 anni. Il Buddha chiese che cosa egli avesse ottenuto con questa sua attività. L'asceta rispose con orgoglio che, adesso finalmente, egli poteva attraversare il fiume camminando a piedi sull’acqua. Il Buddha allora sottolineò che questo risultato era insignificante rispetto a tutti gli anni di lavoro, dal momento che egli poteva attraversare il fiume utilizzando un battello con un solo un centesimo!
Copyright 1997 © Michael J. Connelly, Longview Community College

mercoledì 7 dicembre 2011

I due Monaci e la Donna

Capitò un giorno che un Maestro e il suo discepolo si stessero recando in visita ad un monastero. Camminavano in silenzio, praticando lo stato di testimonianza, osservando la loro mente e il mondo con distacco.
Giunsero alla riva di un fiume che si frapponeva tra loro e il proseguimento del loro cammino. Non c'era un ponte, nè un barcaiolo che li potesse traghettare sull'altra riva. Erano in viaggio dal mattino e la loro meta non era lontana, per cui decisero di guadare il fiume da sè. In quel momento sopraggiunse una giovane donna, che portava caracollante il peso di un grosso carico di legna. Si appressò alla riva decisa ad guadare il fiume a sua volta. Il Maestro vedendola in difficoltà, si fece consegnare la legna che a sua volta consegnò al discepolo, poi si caricò la giovane donna sulle spalle e così guadarono il fiume. Dopo la traversata, la donna li ringraziò e i due proseguirono il loro cammino in silenzio.
Ad un certo punto però, il discepolo non potè più tacere: «Come hai potuto fare una cosa del genere? Noi non dovremmo avere nessuna relazione con le donne! Tu addirittura te ne sei caricata una sulle spalle!»
Il Maestro sorrise pieno di compassione e rispose: «Io già da tempo non porto più quella donna sulle spalle. Tu la stai portando ancora con te».
Allora il discepolo comprese. Silenziosamente ringraziò il Maestro.